giovedì 18 dicembre 2025

Quell'imbroglio del balcone di Giulietta

Nel film “Totòtruffa ‘62” (https://www.youtube.com/watch?v=YtERpaeRnB8) il celebre Totò veste i panni di un truffatore e, spacciandosi per il cavaliere Antonio Trevi, improbabile proprietario della celebre fontana di Roma, si adopera per vendere il monumento a uno sprovveduto turista. È una scena esilarante, che dimostra un certo carattere dell’ingegno italico, speso nella maniera truffaldina piuttosto che a favore di azioni utili.

La recente decisione del Comune di Verona di rendere a pagamento il cortile e i vani della cosidetta “casa di Giulietta” ha un po’ questo tenore, che naviga tra la cialtroneria e la mistificazione. Per un somma tutt’altro che modica -12 euro con prenotazione obbligatoria- 1460 eletti al giorno potranno passeggiare nel cortile, farsi immortalare con la statua dell’eroina shakesperiana e visitare la casa medievale. Che, come tutti sanno in Italia, non ha niente a che vedere con i Capuleti e la storia di Romeo e Giulietta, ma è un conclamato falso. Le autorità, insomma, invece di risolvere le molteplici problematiche del turismo di massa, si adeguano e divengono complici del luna park. Dal 6 dicembre al 6 gennaio, giusto per fare cassa e verificare i risultati del provvedimento che –scommettiamo?- diventerà effettivo in vista dell’estate 2026 (https://www.museiverona.com/).

L’idea, di per sè geniale, di trasformare la locanda medievale della famiglia Dal Cappello (e infatti la via dove sorge la “casa di Giulietta” si chiama proprio via Cappello) nella corte dei Capuleti, venne a un veronese doc, Antonio Avena che fu per trentacinque anni direttore dei musei civici. Avena ricreò i luoghi shakesperiani e lo fece sull’onda dell’interesse suscitato in America da “Romeo and Juliet”, versione cinematografica della tragedia diretta da George Cukor uscito nel 1936. La casa venne abbellita e intervenuta con forme neogotiche e con l’inclusione del famoso balcone, fino ad allora inesistente. Poco a poco venne trasformata in una casa museo con affreschi, arredi e oggetti di diversa provenienza. Ultimo tocco, la collocazione nel 1973 della statua di bronzo di Giulietta, opera dello scultore Nereo Costantini. Una specie di set cinematografico, quindi, un acchiappaturisti per lungo tempo gratuito -l’importante era attirare i turisti a Verona-, ma che ora si è deciso di monetizzare.

La “casa di Giulietta” non è un monumento storico, ma rappresenta piuttosto un incontro sentimentale. Qualcuno, non a torto, ha già denominato il provvedimento “la tassa sugli amanti”. E, intanto, tra overtourism e la scaltrezza delle amministrazioni comunali, il turismo in Italia somiglia sempre più a un parco di divertimenti: https://maledettitropici.blogspot.com/2024/03/le-citta-italiane-luna-park-del-turismo.html  

giovedì 4 dicembre 2025

Turista non per caso: sulle tracce dei luoghi de "Il Padrino"


Una delle cose a cui non ho potuto resistere nelle mie ultime vacanze è stata quella di seguire, come un buon turista americano, le tracce de “Il Padrino”, ossia per intenderci di visitare gli esterni dell’epico film. Prima tappa, Savoca. A differenza di quanto si possa pensare, infatti, Corleone, il paesone del palermitano di cui sono originari gli Andolini, nel film non appare mai. Troppo implicata con la vera mafia, si era detto al tempo e quindi improponibile per le riprese di un film. Savoca, invece, è in provincia di Messina, a tre quarti d’ora dal porto di Zancle, approdo quasi obbligatorio per chiunque sbarchi in 
Sicilia. Se c’è una cosa di cui si può vantare questa cittadina è il panorama. Incastonata tra i monti Peloritani, con una vista da sensazione sulla linea mare cielo dello Ionio, questo piccolo paesino da decenni è considerato, almeno nelle Americhe, il luogo emblematico della saga de “Il Padrino”. Qui, Michael Corleone (Al Pacino) incontra nel bar Vitelli Apollonia (Simonetta Stefanelli) e a poche centinaia di metri, i due si uniscono in matrimonio nella chiesa di San Nicolò. Le scene con Saro Urzì, Franco Citti e Al Pacino sotto il pergolato del bar sono diventate parte permanente della cultura popolare. D’istinto, cerchiamo rassomiglianze tra i volti dei paesani, ma ovviamente non li troviamo.

La figura stilizzata di Francis Ford Coppola, che dalla piazzetta del paese filma la bellezza naturale dei dintorni, ci ricorda che questi avvenimenti fanno parte della finzione cinematografica. Confondere però la realtà con la fantasia è un gioco leggero, soprattutto se si è turisti, si è in Sicilia e si vuole provare se la granita con le mandorle, nonostante il prezzo proibitivo, sia più buona qui o nel Bambar di Taormina (optiamo per quest’ultimo). Il bar Vitelli, alla cui entrata torreggia un buttafuori non proprio affabile, era in origine la residenza nobiliare della famiglia Trimarchi. A volerla fu Giuseppe Trimarchi, capitano al soldo della corona spagnola, che nel XVI secolo servì sotto Carlo V e Filippo II. Un soldato tutto d’un pezzo che mai avrebbe immaginato che quattro secoli più tardi il suo palazzo sarebbe diventato famoso in tutto il mondo grazie a un’arte che al tempo nemmeno ci si poteva immaginare. Le tavolate di americanissimi che si strafogano di spritz e gelati spingono ad avventurarsi nelle vicinanze. Chi cerca trova e, infatti, ci accomodiamo alla Trattoria del Borgo. La vista è impagabile, il cibo buonissimo (involtini di melanzane, stinco con patate e Birra Messina). Esperienza da ripetere. 

Si procede verso sud e a Motta Camastra, c’è la villa di don Ciccio, oggi abbandonata e quasi irriconoscibile. Un casolare che naufraga nella compagna infuocata. Meglio procedere oltre. A mezz’ora d’auto, nelle campagne di Fiumefreddo, nella calura della piana che si estende a sud di Naxos, sorge il Castello degli Schiavi (https://www.castellodeglischiavi.com/it/). È la villa di Michael, quella dove il futuro capo vive i brevi giorni felici del suo matrimonio, idillio spezzato dalla morte dell’amata Apollonia nell’esplosione dell’automobile. Il castello, esempio armonioso di barocco siciliano del XVIII secolo, funziona oggi come sede di eventi e il suo portone, a meno di colpi di fortuna, rimane chiuso ai curiosi. Siccome la fortuna aiuta gli audaci, l’abbiamo trovato aperto. Colpisce il silenzio che, nel caldo opprimente, viene spezzato dal frinire delle cicale. La finzione e la realtà sembra vogliano di nuovo confondersi e confonderci.

Michael Corleone al mare non ci andava ma a un paio di chilometri dalla sua villa fittizia c’è la bellissima e tranquilla spiaggia di Marina di Cottone, che si estende per chilometri. Via dalla pazza folla, è la maniera migliore per finire la giornata. Sullo sfondo, la rocca di Taormina, l’Etna con la sua fumarola a occidente, i miti della Magna Grecia nello stretto che si intravede con la Calabria immota. Ultimo consiglio: fermatevi al bar pasticceria Valery di Fiumefreddo, dove fanno la ciambella più buona del pianeta Terra (https://www.facebook.com/Barvalery90/?locale=es_LA).

Olivetti in America Latina: tra design e progresso

Dal 30 gennaio al 28 marzo si terrà a San José l’esposizione “Olivetti en América Latina: diseño, comunicación, arquitectura”. Quando si p...